• LUIGI IORIO VITTIMA DI ATTI DI INTIMIDAZIONE. SOLIDARIETA’ DELLA FGS.

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    A causa della sua annunciata partecipazione alla presentazione del libro dell’intellettuale di destra Domenico Di Tullio dal titolo “Nessun dolore”, il Segretario Nazionale dei Giovani Socialisti Luigi Iorio è stato al centro di atti intimidatori da parte di anonimi soggetti, che hanno provveduto a firmare i loro gesti disegnando sul portone della Federazione PSI di Foggia, una falce e martello accanto alla scritta “Iorio fascista”.
    Telefonate e chiamate al citofono di casa nella notte, dove veniva intimato a Iorio di non prendere parte alla presentazione del libro, avevano preceduto la scoperta della scritta sul portone, di fatto dimostrando che ci troviamo di fronte a gravissimi
    comportamenti di intolleranza ed intimidazione, che non possono essere in alcun modo giustificabili in un Paese democratico. Il commento di Iorio “E’ tanto surreale quanto grave che oggi pomeriggio per presentare un libro debba andare scortato dalle forze dell’ ordine”, esprime con chiarezza quanto l’intera Federazione Giovani Socialisti sostiene.
    Al Segretario, oltre alla solidarietà del Partito Socialista, di altre forze politiche e giovanili, va ovviamente il sostegno e la ferma condanna di simili gesti della Segreteria e Direzione Nazionale FGS che, con fraterno affetto, invita il suo Segretario a continuare a lavorare e partecipare a tutte quelle iniziative, intellettuali e politiche, che ci permettono di essere protagonisti del dibattito attuale. Unica perplessità: se il mondo politico di destra non ha esitato a chiamare e dimostrare sostegno a Iorio, dalle forze politiche e giovanili di sinistra non ci risultano pervenute parole in suo favore, forse un’occasione persa per dimostrare che la collaborazione tra partiti è solo una spinta per migliorarci e per condannare la violenza in ogni sua forma. Per i giovani che fanno politica l’obiettivo è di costruire un futuro migliore del nostro passato, imparando dalla nostra storia, ma evitando gli errori che ha commesso chi è venuto prima di noi. Intimidazioni e violenza psicologica sono gesti di altri tempi, che è meglio non ereditare, ma solo rinnegare.

    Claudia Bastianelli
    Segreteria Nazionale FGS

  • TAGLIARE IL FUTURO

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    In questi giorni la Camera inizia a votare il Documento di Economia e Finanza 2011. Tra le voci che prevedono un taglio drastico dei fondi c’è la scuola pubblica, l’università e la ricerca. Si parla di 4 miliardi e 561 milioni di euro che ogni anno, dal 2012 al 2014, verranno decurtati. Tenendo presente che già nel biennio 2009-2011 ci sono stati tagli pari a 8 miliardi e 13 milioni di euro, si ha il quadro generale di un settore, quello della scuola e ricerca, che si trova ad arrancare per fornire anche i servizi di minima necessità. Se guardiamo le politiche attuate dagli altri Paesi occidentali, il paragone è imbarazzante: la crisi ha toccato più o meno tutti, così come tutti si trovano ad affrontare situazioni di deficit più o meno gravi, ma nessuno ha pensato di andare a tagliare su scuola, università e ricerca, in quanto consapevoli che si tratta del futuro stesso del Paese di riferimento, non di un settore quasi superfluo come invece accade in Italia. La cosa stupefacente è che il tutto sta passando senza clamore, nessuno si pone in condizione di denunciare che i precari che già da settembre 2009 sono rimasti a casa sono tantissimi. E’ come se avesse chiuso una multinazionale, nel silenzio più profondo. Tagliare la cultura è solo vantaggio di chi governa, far credere che la vita sia riconducibile a trasmissioni televisive, a superficialità ed apparenza, permette di evitare che i governati si pongano domande sul perché non c’è più diritto al futuro. Evitare che i bambini sappiano come è nata l’Unità d’Italia favorisce chi punta alla sua divisione. Evitare che i bambini sappiano che siamo stati per decenni un popolo di migranti, permette di accendere razzismo contro gli attuali immigrati. Evitare che la Costituzione sia un testo da leggere e studiare, permette di facilitare le sue modifiche. Evitare che i giovani, che magari un domani saranno lavoratori, sappiano che quaranta anni fa un certo Brodolini ha disciplinato il mondo del lavoro con uno Statuto, permette di scongiurare richieste di diritti. Evitare che le donne sappiano che l’articolo 37 della Costituzione disciplina la parità di condizione tra i due generi nel mondo del lavoro, consente che le stesse vedano come cosa normale essere pagate di meno rispetto agli uomini e sentirsi in colpa per la maternità. Ecco, forse i tagli servono a questo, solo a questo. Professori più poveri, meno numerosi e meno alunni, questa è la fotografia proposta per i prossimi anni… onestamente è una foto in bianco e nero piuttosto desolante.

    Claudia Bastianelli
    Resp. Pari Opportunità FGS

  • DONNE D’ITALIA: DA 150 ANNI LA FORZA DEL PAESE

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    Le donne italiane sono la forza del nostro Paese. Non si tratta di una frase di circostanza, ma di una costatazione che, in coincidenza con i festeggiamenti dei 150 dall’Unità d’Italia, assume un valore ancora più rilevante. Dal quel 1861 la situazione delle donne italiane è molto cambiata, si è evoluta, c’è stata la conquista di importanti diritti: il suffragio universale, il diritto all’aborto ed al divorzio, le quote rosa con la conseguente maggiore partecipazione delle donne nella vita sociale, politica ed imprenditoriale del Paese; l’abolizione del delitto d’onore che vedeva come vittima principale il gentil sesso. In questi 150 anni le italiane hanno assunto sulle loro spalle anche responsabilità gravi da portare ed in occasione delle due guerre mondiali che ci hanno visti protagonisti, hanno lavorato sui campi e nelle cucine, crescendo da sole i loro figli e comportandosi da uomini e da donne contemporaneamente, come solo chi ha davvero coraggio sa fare. Hanno saputo scendere in piazza per gridare la loro volontà di riscossa verso gli uomini che per troppo tempo le hanno trattate solo come un mezzo di lavoro e riproduzione, ignorando verso di loro il significato della parola rispetto. Sono riuscite però anche ad apprendere dagli uomini la capacità di scendere ai più vigliacchi compromessi, a vendersi per raggiungere i loro obiettivi, ad arrendersi alle impari opportunità che affliggono la società del ventunesimo secolo. Tante conquiste dunque, ma anche tanti errori che rendono le donne italiane speciali nel loro saper essere contemporaneamente una, nessuna centomila, come direbbe il grande Pirandello. Cari uomini italiani dovreste solo ringraziare le vostre compagne, madri, sorelle e figlie per aver contribuito insieme a voi a creare questo splendido Paese in cui viviamo, un Paese con tanti problemi forse, dal quale però non riusciamo a slegare il cordone ombelicale dato dall’orgoglio vero di essere italiani. In occasione della ricorrenza dell’otto marzo, festa internazionale della donna, gli auguri sono doverosi ed arricchiti di un pizzico di fierezza per l’appartenenza a questo forte, gentile e combattivo genere femminile. L’augurio che mi faccio e che faccio a tutte le italiane è che tra cinquant’anni, in occasione del bicentenario dell’Unità d’Italia, non ci sia più violenza verso le donne, non ci sia più bisogno di quote rosa, non ci siano più donne pronte a vendersi per un risultato, non ci siano più discriminazioni sul lavoro, non ci sia più l’otto marzo così come concepito ora… solo se tutto ciò non esisterà più avremo davvero vinto la nostra battaglia, vivremo davvero nelle pari opportunità. Auguri a tutte le donne!

    Claudia Bastianelli
    Resp. Pari Opportunità FGS

  • 27 GENNAIO: MI RICORDO, MI VERGOGNO

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    Mi ricordo il mio ultimo anno di Liceo. Mi ricordo di un libro che narrava della morte di più di
    sei milioni di ebrei in Europa. Mi ricordo di tanti film che raccontano le atrocità nazifasciste, da
    Schindler’s List a La vita è bella, passando per Il Pianista o La Zona Grigia. Ho impressa nella mia
    mente la stella di Davide portata dagli ebrei come simbolo di riconoscimento e di discriminazione.
    Ricordo la scritta all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz: “Il lavoro rende liberi”.
    Ricordo tanti video, tanti racconti, tanti libri; tanti volti magri, tristi, rassegnati. La shoah è stata la
    più grande manifestazione dell’odio dell’uomo verso suoi simili. Mi sono sempre chiesta come si
    possano perpetrare crimini di quel livello verso altri uomini, innocenti e soli nella loro disperazione
    e non sono mai riuscita a trovare una risposta, non una giustificazione si intenda bene, ma almeno
    una risposta anche irrazionale a tutto ciò. Non esiste una risposta, non si può ricondurre tutto ad un
    pazzo furioso come Hitler, non si può riassumere tutto come orrore nazifascista, c’è di più. Quando
    donne-madri, uomini-padri, sono in grado di uccidere, violentare, picchiare, sfruttare tanti uomini
    solo perché diversi, solo perché ebrei piuttosto che testimoni di geova oppure omosessuali, non si
    può dare una risposta, non si può cercare un perché, non si può rinnegare. Al contrario ciò che si
    deve fare è ricordare, raccontare, rispettare tanto dolore, dare ascolto alle voci di chi ha vissuto tutto
    ciò, togliere l’audio a chi invece tenta ancora di rinnegare tutto. Il 27 gennaio è la giornata della
    memoria, vorrei che però si ricordassero tutte le vittime incolpevoli della pazzia umana, anche i
    milioni di uomini morti nei gulag sovietici, nelle foibe in Istria, e di tutti quei malati di onnipotenza
    che ritengono ancora di poter decidere sulla vita altrui considerandola inferiore, inutile, dannosa.
    Sono sempre stata appassionata a questa pagina di storia e mi auguro che nessuno mai dimentichi,
    mai. Primo Levi fu autore di un capolavoro come “Se questo è un uomo”, ed ha ragione non può
    essere un uomo ad odiare così tanto altri uomini, solo la peggiore delle bestie può arrivare a tanto.
    Ha ragione Primo Levi, se questo è un uomo mi vergogno di far parte del genere umano.

    Claudia Bastianelli

  • ACCANTO AD UN GRANDE UOMO C’E’ SEMPRE UNA GRANDE DONNA

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    Nella storia, da sempre, i grandi uomini politici e statisti hanno avuto accanto donne dal profondo carisma, tanto da permettere la coniazione della celebre frase: “accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna”. E’ altrettanto vero che spesso oltre alla compagna ufficiale, sono divenute note anche le amanti che questi uomini di potere erano soliti frequentare. Si tratta di una lista piuttosto lunga e dalle molteplici sfaccettature, tanto da indurre il giornalista Bruno Vespa a scrivere un libro proprio dedicato al rapporto stretto che esiste tra amore e potere. In realtà, però, mai nella sua storia contemporanea l’Italia si è trovata di fronte uno scandalo come quello che coinvolge il Premier Berlusconi in questi giorni. Ho sempre ritenuto che, nonostante si tratti di una carica pubblica, chiunque nel proprio privato abbia il diritto di fare ciò che ritiene, e quando ciò è riconducibile a qualche rapporto extraconiugale, il problema morale deve essere soprattutto nei confronti della propria compagna, prima che nei confronti del Paese. Altra storia è quella che in questi giorni sta riempiendo le pagine dei nostri giornali, riducendo anche i maggiori quotidiani ad una sorta di giornaletti di gossip da quattro soldi. Qui il problema non è solo morale, ma anche e soprattutto civile e legale. Le intercettazioni fanno emergere un quadro a dir poco squallido, dove un uomo di 74 anni, Capo del Governo Italiano, ha realizzato festini presso la sua residenza a cui erano invitate a partecipare ragazze anche minorenni il cui unico requisito richiesto era quello di essere disposte a “fare tutto”, ovviamente dietro laute ricompense. Se questi fatti si fossero verificati a casa di un qualunque cittadino italiano, nel momento in cui si fossero scoperti, quel cittadino sarebbe accusato sia dalla magistratura che dall’opinione pubblica, di essere uno sfruttatore della prostituzione, anche minorile. Nel momento in cui ad essere oggetto del fatto è Silvio Berlusconi, c’è una parte d’Italia, quella più bigotta e più moralista, che continua imperterrita nella sua difesa e nella negazione dell’evidenza. Oltre a ciò, il Presidente anziché vergognarsi delle notizie che stanno trapelando, anziché chiedere scusa al Paese e fare magari un atto di responsabilità dichiarando le sue dimissioni, afferma che si sta divertendo e che non ha la minima intenzione di lasciare la Presidenza del Consiglio. Sono mesi ormai che va avanti questa storia, ed ora che i magistrati di Milano hanno aperto l’inchiesta non esiste altro argomento se non le donne del Presidente, giovani anzi giovanissime. Tante sono le foto che appaiono sui giornali e telegiornali, si tratta di foto di bellissime ragazze dall’apparenza non molto ingenue, e non se ne può più. Presidente la prego dia queste dimissioni e lasci in pace gli italiani: basta con le prostitute sbattute in prima pagina, basta con le igeniste dentali che in tre mesi diventano consiglieri regionali, basta con le donne oggetto di cui si vanta, basta con l’ostentazione del sesso nei posti di potere. Non è una novità che il Presidente non sia un grande uomo, non ci si può stupire della bassezza delle donne di cui si circonda.

    Claudia Bastianelli

  • GENERAZIONE DI FENOMENI

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    Disoccupazione giovanile al 28,9%. Un giovane su tre non ha lavoro. In un qualunque Paese civilizzato questo dato verrebbe visto in maniera bipartisan come un dato allarmante e pericoloso, in Italia no. Subito dopo l’epifania vengono resi noti i valori ISTAT riguardanti la disoccupazione giovanile in Italia. Le reazioni ed i toni con cui si affronta questo tema sono piuttosto variegate. Salta immediatamente all’occhio la dichiarazione del Ministro del Welfare Sacconi, che da bravo ex socialista rinnega completamente le sue origini ed afferma che i giovani devono imparare ad accettare qualunque tipo di lavoro gli venga proposto, indipendentemente dal titolo di studio e dalle esperienze svolte. Ancor più pesante è la proposta avanzata da Mario Giordano in un articolo pubblicato oggi da “Il Giornale”: “iniziamo a prendere i giovani a calci in culo, è l’unico modo per dare una scrollata ad una generazione di smidollati”. In primo luogo mi complimento con Giordano il quale in poche righe è riuscito a riassumere una quantità di offese gratuite verso i giovani difficile da dimenticare. Ora la questione è questa: posto che molti giovani effettivamente finchè non si trovano a sbattere la testa contro il mondo del lavoro non si rendono conto effettivamente di quanto sia difficile la vita, mi chiedo con quale coraggio ci siano persone che ancora si permettano di fingere che la situazione occupazionale dei giovani italiani sia solo da imputare ad una svogliatezza nel cercare lavoro e ad una incapacità di accontentarsi delle possibilità (poche per la verità) che vengono proposte. Questi uomini così autorevoli, che si sentono autorizzati a parlare di alibi dei giovani anziché di reale deficit occupazionale, lo fanno forse perché consapevoli che la generazione che ci ha preceduto è per la maggior parte causa primaria di tale sconfitta del sistema? Di chi è la responsabilità se la maggior parte dei ragazzi ritiene che per trovare lavoro sia più incisiva la conoscenza personale piuttosto che il curriculum? Chi ha portato l’Italia ad essere il Paese in cui è meglio non andare in pensione perché molto più conveniente dal punto di vista economico? Chi ha applicato la Legge Biagi solo in parte, evitando di incentivare la flessibilità eliminando la precarietà? Chi ha permesso a moltissime aziende di assumere personale a partita iva, impiegandolo poi come un vero e proprio dipendente, evitando così di assumersi oneri supplementari come i versamenti previdenziali, la sicurezza del lavoratore stesso e, in caso di donne, la maternità? Chi può permettersi di dire ad un giovane e alla sua famiglia che dopo tanti sacrifici non deve avere almeno l’aspirazione di occuparsi nel settore per cui ha studiato? C’è bisogno di ricordare a questi signori che sono stati loro gli autori di un sistema previdenziale che ha permesso a più generazioni di avere pensioni ricche ed in giovani età, mentre io ed i miei coetanei se saremo fortunati potremo aspirare al massimo ad un 45-50% dell’ultima retribuzione? E’ vero i nostri genitori hanno fatto molto per costruire l’Italia del G8, ma dopo averla costruita per il loro benessere non hanno pensato a lasciarcela in maniera dignitosa. Finchè ci saranno i genitori va bene, ma poi come si reggerà l’economia se un giovane disoccupato o precario non può prendere finanziamenti o mutui per comprare un’auto, una casa, costruirsi una famiglia? Forse a tutto ciò i vari Sacconi o Giordano non hanno pensato. Come tutte le cose bisogna viverle sulla propria pelle per comprenderle appieno. Solo una considerazione: con tutto il rispetto ma tra la mia e la vostra davvero mi chiedo quale sia la generazione di fenomeni.

    Claudia Bastianelli

  • DONNE, LACRIME E POLITICA

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    Annamaria Bernardini de Pace, noto avvocato matrimonialista dell’Italia di prima classe, scrive il
    giorno della vigilia di Natale un articolo su “il Giornale”, che non può non ricevere una risposta.
    In questo articolo, partendo dallo sfogo del Ministro Stefania Prestigiacomo, la Bernardini de Pace
    afferma che le donne, anche quando hanno potere, non sono in grado di gestire la loro femminilità
    e che seppur disposte a tutto per la carriera, non sono in grado di guadagnarsi la stima popolare
    nonostante strumentalizzino le lacrime per guadagnare consensi. Oltre a ciò l’articolo è pieno di
    attacchi gratuiti al genere femminile arrivando a definire scudo la gravidanza con cui le donne
    si sottrarrebbero ai loro doveri ed impegni professionali. Non posso credere che una donna, una
    nota professionista nel campo legale, possa arrivare a dire ciò. E’ purtroppo vero che molte donne
    sono disposte a tutto per ottenere ciò che vogliono, ma non posso e non voglio credere che ci siano
    donne che possano strumentalizzare la cosa più bella al mondo, come la maternità, utilizzandola
    come alibi per non affrontare le proprie responsabilità. Ritengo invece che troppo spesso sia al
    contrario la gravidanza vista dalla società come un handicap per poter portare avanti la carriera: una
    donna che ha un figlio non può lavorare, non può diventare qualcuno, perché la società ritiene che
    entrambe le cose non possano funzionare insieme. In quanto alle lacrime, mi permetto di ricordare
    all’Avv. Bernardini de Pace, che non si può giudicare la bravura di una persona, sia uomo o donna,
    per una debolezza, ma che talvolta dietro le lacrime si può celare la passione così intensa da non
    poter accettare compromessi diversi. Qualcuno una volta disse che una donna deve essere brava il
    doppio per essere considerata la metà rispetto ad un uomo, allora forse se qualche donna ricorre ad
    escamotage non si può crocefiggere, ma solo dire che ha imparato dal genere che prima di lei ha
    avuto posti di potere. Gli uomini , a quanto mi risulta, non sono per nulla esenti da compromessi,
    anzi. La politica, come qualunque ambito della società, non può fare discriminazioni in base a
    lacrime o maternità, ma valutare la persona per ciò che sa fare e costruire in vista di un obiettivo.
    Buon anno avvocato Bernardini, la prego rivaluti il genere femminile, in fondo se lo merita.

    Claudia Bastianelli

  • FEDERAZIONE DEI GIOVANI SOCIALISTI DELL’UMBRIA (FGS UMBRIA) Dipartimento Pari Opportunità Responsabile Regionale : Valentina Paudice

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    La nostra Federazione spesso si propone di presentare una serie di relazioni e note allo scopo
    di analizzare e fornire opinioni circa fatti,avvenimenti,situazioni politiche e tanto altro.
    Ma questa volta ho deciso di sperimentare una nuova idea e cioè quella di sottoporre ad un
    bambino di 9 anni,una serie di domande ad argomentazione comune e attuale, facendo in
    modo di non mettermi a raccontare come una semplice relatrice, ma ponendomi di fronte
    allo sguardo incuriosito e vivace di un bambino, per carpirne il pensiero riguardo la società a
    cui appartiene e quindi al mondo che lo circonda.
    Non vi sono risposte scontate o banali, ma parole di un bambino che guarda il mondo ogni
    giorno con occhi diversi, per scrutarne ogni sfaccettatura, con la sensibilità acuta,con la
    perspicacia intellettuale, con la sicurezza disarmante, caratteristiche che solitamente si
    sviluppano grazie ad un ambiente culturalmente stimolante come la scuola.
    La scuola, che dovrebbe tornare ad essere il volano nella vita quotidiana di una società
    civile, perché la buona istruzione genera menti sagaci e adulti arguti, che un domani possano
    tessere le fila di un progresso crescente e al contempo preservare le memorie di un passato
    da non dimenticare.
    Dalla bella conversazione con questo bambino, sorgono in me delle forti speranze che questo
    mondo attuale possa realmente cambiare rotta e vivere di una luce colma di positività.
    Di contro assistiamo quasi quotidianamente al degrado di una società “globalizzata”, i cui
    valori sono stati e sono in ossequio agli interessi più beceri e di pochi,annullando qualunque
    slancio ottimistico.
    La scuola, in questa immagine poco gratificante e decadente del mondo globalizzato, ha il
    doveroso compito di formare i nostri bambini e adolescenti, affinché con la loro sapienza
    e cultura siano capaci di rendere più umano questo mondo “senza regole”; ma allo stesso
    tempo deve educarli e indirizzarli in una dimensione in cui siano onnipresenti, rispetto,
    interesse, solidarietà, volontà, partecipazione.
    E sono convinta o almeno me lo auguro, che questa nuova generazione che sta venendo
    su,(rappresentata in questo caso dal bambino che ho intervistato),diventi quella componente
    essenziale di adulti arguti e propositivi, in grado di ridare fiducia e speranza ad una parola
    che a troppi di noi,in questi anni così critici, suscita un po’ di timore, e cioè FUTURO.
    In conclusione desidero segnalarvi le risposte in concreto alle domande che ho presentato al
    bambino.

    INTERVISTA:

    Ho deciso di porre una serie di domande ad Angelo Emmanuel C., alunno di 4°elementare, di
    un istituto Comprensivo in provincia di Perugia.

    1)Domanda: Che cos’è per te la Famiglia,che cosa rappresenta?
    Risposta: Per me la famiglia è molto importante,perché ci protegge dai pericoli come il

    bullismo e dalle persone estranee. Rappresenta un punto di riferimento per me,ma non
    tutte le famiglie sono uguali perché ce ne sono alcune che non tutelano i propri figli e li
    abbandonano.

    2)D: Ti spaventa il fenomeno del “bullismo”? hai mai assistito ad un episodio di esso?
    R: Si, mi spaventa perché penso che i ragazzi vogliano sentirsi grandi per la forza, ma

    non sono forti di mentalità e fanno i bulli. Per me il bullismo è una mancanza di rispetto
    nei confronti degli altri. Si,ho assistito ad un episodio di bullismo e ci sono stato anche in
    mezzo,ma non ho reagito perché la violenza non si combatte con la violenza; non ho reagito
    perché questo bambino è stato degli anni senza la famiglia e penso che non sia stato tutelato
    e neanche educato,quindi ho provato a comprendere.

    3)D: Cosa pensi dello sfruttamento dei bambini?
    R: Per me le persone che sfruttano i bambini sono persone che non hanno rispetto e sono

    senza cuore;purtroppo ce ne sono troppe.

    4)D: Quali sono secondo te i diritti principali che ogni bambino dovrebbe avere?
    R: Il diritto di giocare, di studiare, di essere felice, perché ogni bambino ha il diritto di

    crescere in modo sano,educato,rispettato,curato dalle malattie,tutelato.

    5) D: Quali sono le tue aspirazioni e perché?
    R: La mia aspirazione è quella di fare il pediatra, perché vorrei curare i bambini cosi che

    crescano sani e forti. Spero di diventare uno specialista bravo da essere stimato e voluto
    bene da tutti.

    6) D: Cosa pensi della politica?
    R: Penso che ci sono bravi politici e non. Per esempio Berlusconi non mi piace perché fa le

    leggi per suo interesse, come quando non ha rispettato l’orario per la consegna delle liste
    per le elezioni. A Napoli ha promesso di risolvere i problemi in tre giorni; l’ha fatto ma si
    è limitato ai tre giorni e poi ha abbandonato tutti,infatti al telegiornale hanno detto “il
    miracolo è già finito”.

    7) D: Ti piace studiare? Pensi che lo studio sia importante per la tua formazione e perché?
    R: Mi piace molto studiare e penso che lo studio sia importante per la mia formazione,

    perché se non studiassi non avrei l’opportunità di diventare un pediatra specialista. Il mio
    sogno è andare a Cambridge o ad Oxford per specializzarmi. Sono soddisfatto di imparare
    ogni giorno cose nuove.

    Valentina Paudice
    FGS Umbria

  • LE HOSTESS DI TRENITALIA

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    Tra qualche giorno, precisamente martedi 14 dicembre, la Camera dei Deputati è chiamata a votare la fiducia al governo Berlusconi. Ad oggi non sappiamo quale sarà il risultato della votazione, anche in virtù del fatto che si sta giocando una partita basata sulla compravendita di onorevoli. Una cosa però è certa: ciò che emerge e che accomuna tutti gli italiani indipendentemente dalla propria appartenenza politica, è la lontananza tra i comportamenti che assumono i nostri rappresentanti in Parlamento ed i veri problemi quotidiani della gente. In questo quadro, evidentemente non molto incoraggiante, non stupisce come per l’ennesima volta il Premier eviti di addentrarsi nella spiegazione dello scenario politico, dei problemi della maggioranza, del poco ortodosso acquisto di voti, facendo convergere l’attenzione su una battuta poco piacevole e sicuramente di bassa qualità. Il 10 dicembre è stata inaugurata alla stazione Tiburtina di Roma la linea ad alta velocità alla presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Durante la cerimonia, rivolgendosi ai dirigenti di Trenitalia presenti, Berlusconi ha detto che qualora l’azienda decidesse di assumere hostess da impiegare sui treni ad alta velocità lui sarebbe disposto a fare personalmente i casting. Purtroppo ormai siamo abituati a sentire certi discorsi da parte del Premier in quanto l’attuale legislatura sarà ricordata come la legislatura delle escort e dei bunga bunga, ma il fastidio che mi creano tali discorsi ancora sono disposta ad occultarlo. Sogno ancora un Paese in cui al primo posto vengano i cittadini ed i loro interessi, sogno che chi guida questo Paese sia una persona onesta verso se stessa e verso gli italiani, sogno un Paese in cui le donne siano rispettate e non usate. Non so se il Governo martedi cadrà sulla fiducia oppure no, ciò che so è che è ora di farla finita con certe chiacchiere da bar ed iniziare a parlare di cose serie. Se chi ci guida non è in grado forse è arrivato il momento che si faccia da parte.

    Claudia Bastianelli

  • IL LAVORO PROFESSIONALE: UNA RISORSA DIMENTICATA

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    Il lavoro professionale, pur contribuendo significativamente alla ricchezza nazionale, sembra soffrire di scarsa rappresentanza.
    L’attuale situazione di crisi economica sta determinando effetti particolarmente negativi sul mondo del lavoro autonomo nella generale indifferenza dell’opinione pubblica.
    Le grandi realtà industriali attirano attenzioni e risorse pubbliche, mentre il mondo delle libere professioni viene spesso marginalizzato o peggio completamente dimenticato nella convinzione ormai superata che si tratti sostanzialmente di categorie di privilegiati.
    In realtà, i professionisti, oltre a non essere dei privilegiati, svolgono una funzione fondamentale nell’ambito della società costituendo un tramite essenziale tra la pubblica amministrazione, i cittadini e le imprese.
    Alla politica spetta il compito di rappresentare le istanze e le aspettative delle categorie professionali che non reclamano risorse pubbliche da sperperare, ma che chiedono solo di essere ascoltate in un percorso di riforme condivise.
    Ancora più preoccupante è la situazione dei giovani professionisti. Le difficoltà di affermarsi sul mercato e l’attuale crisi economica stanno incidendo negativamente sui loro redditi, con gravi conseguenze anche sulla stabilità del sistema previdenziale di diverse categorie. Sul punto, i dati più recenti ci confermano che molti di loro andranno in pensione con metà o addirittura un quarto dell’ultimo reddito.
    Nell’attuale contesto di particolare scarsità di risorse pubbliche, occorrerebbe incentivare maggiormente il lavoro autonomo e l’iniziativa privata più in generale, attribuendo nuove funzioni e prospettive alle categorie professionali che sembrano essere decisive per far ripartire il ceto medio sempre più indebolito dalla grave crisi economica che affligge il paese.

    Cesare Carini

    (Segretario Federazione Provinciale PSI Perugia)

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